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Riorganizzazione rete sanitaria e disagio mentale e psichico

Non lasciare indietro gli ultimi

 

Con la delibera dell’11 settembre scorso la Giunta regionale della Sardegna ha dato il parere di conformità all’Atto fondativo dell’Azienda unica sanitaria. Un atto che, in pieno agosto, è stato oggetto di una discussione anche nella Consulta regionale di cittadinanza, insediata per l’occasione. L’atto, destinato a strutturare l’organizzazione della nuova azienda sanitaria unica, è uno strumento piuttosto complesso ed articolato che, solo apparentemente, disciplina la struttura. Ma ad un esame attento non sfuggono misure e scelte che dovrebbero far parte delle valutazioni di un piano regionale che, è bene sottolinearlo, non è stato neppure predisposto.

id="system-readmore" /> <p>Infatti il metodo della programmazione regionale del servizio sanitario regionale è stato “superato” con provvedimenti adottati nel corso degli anni che evidenziano una scelta di fondo che va oltre le singole disposizioni incentrate su accorpamenti e concentrazioni. La preminenza della discussione sulla proposta, ultima in ordine di tempo, per la riorganizzazione della rete ospedaliera sarda ha messo in secondo ordine il tema della medicina territoriale, relegata a futuri provvedimenti che oggi appare difficile calendarizzare. Difficilmente però può essere contestata la necessità di un piano regionale destinato a programmare e attivare o potenziare attività e servizi a favore degli ultimi ovvero i disabili psichici e i carcerati.</p> <p>Qui ci si riferisce ai servizi per il disagio mentale e in particolare alla disagio psichico. Da sempre relegato, se non addirittura rimosso, il disagio psichiatrico sia pure lentamente era riuscito a entrare nella cultura comune e istituzionale dando luogo ad una maggiore attenzione che si è tradotta in azioni positive e innovative. La salute mentale, da stigma sanzionatorio della diversità se non di pericolosità attribuita alla pazzìa, usciva lentamente dal ghetto e dalla negazione umana per far parte degli interventi organici e di altre iniziative finalizzate all’affermazione della dignità umana e all’inclusione sociale.</p> <p>Negli ultimi anni, grazie anche al piano regionale sanitario di un decennio fa, erano stati attivati: i servizi territoriali, le strutture di accoglienza, i servizi di sostegno e la fuoriuscita dai vecchi manicomi. I CIM e i CSM operano tuttora sotto la guida territoriale dei dipartimenti di salute mentale. In Sardegna sono stati attivati 8 dipartimenti corrispondenti alle vecchie ASL. Questi, avendo riconosciuto un contributo finanziario mirato, hanno dato vita negli anni a numerose attività per potenziare l’abilitazione sociale, l’inserimento lavorativo e moduli organizzativi di socializzazione.</p> <p>Ora questo modello è rimesso in discussione perché i dipartimenti sono ridotti a tre e, sulla base di una suddivisone piuttosto singolare, sono previsti: 1 dipartimento nel Nord-Sardegna, corrispondente alla vecchia provincia di Sassari, 1 viene assegnato al Centro Sardegna che accorpa l’oristanese con il nuorese e l’Ogliastra, l’ultimo infine è assegnato a Cagliari per il territorio della provincia cagliaritana precedente al 1975. Quest’ultimo dipartimento dovrà fornire servizi per 850 mila abitanti. A ben vedere si è in presenza di scelte territoriali destinate ad incidere sulla qualità e sulla diffusione dei servizi che avrebbe dovuto riguardare il legislatore regionale. La proposta di modifica, più volte ripresentata, per prevedere almeno l’istituzione del 4 dipartimento, che ricomprendesse: l’oristanese, il Campidano e parte del Iglesiente, non ha trovato la giusta accoglienza e non è stata fornita alcuna motivazione. Non potevano essere sostenuti fra le motivazioni neppure i problemi di rientro di spesa perché un nuovo dipartimento comporterebbe oneri davvero irrisori.</p> <p>La proposta, formalmente avanzata in seno alla Consulta regionale di cittadinanza, mirava per un verso a ripristinare l’accorpamento di territori contigui, facilmente raggiungibili e storicamente omogenei e per altro verso puntava a diminuire di oltre 300 mila abitanti il carico del dipartimento di Cagliari. Con la scelta prevista nell’atto aziendale ATS i servizi e le attività per il disabili con disagio psichico rischiano seriamente un arretramento perché il sistema dei servizi socio-sanitari integrati saranno messi in situazione di precarietà. A ciò concorrerà anche la verticalizzazione delle strutture quali i CIM,CSM, i servizi di Neuropsichiatria, di psicologìa e di psichiatria forense. Non era questa la risposta attesa dalle persone con disabilità psichica, dagli operatori e dalle famiglie. Al contrario occorreva metter mano a situazioni estremamente difficili e negative come quella di Alghero e il Rizzeddu di Sassari, duramente condizionati dalla scarsità del personale e da conduzioni approssimate.</p> <p>Non è questa la risposta ai principi e alle affermazioni delle convenzioni internazionali sui diritti dell’uomo e sui diritti delle persone con disabilità. L’unica risposta possibile è quella ispirata al rispetto umano e di non lasciare mai nessuno indietro perché portatori di diritti uguali per tutti</p> <p> </p> <p>Cagliari, 18/09/2017</p> <p> </p> <p> </p> <p> </p> <p>Dott. Alfio Desogus</p> <p>Presidente Fish Sardegna Onlus</p> <p> </p> <p>Le Associazioni:</p> <p>città del Sole di Guspini</p> <p>Il Labirinto di Alghero</p> <p>Afarp di sassari</p> <p> </p>"